Gino Bernardini nasce a Tuscania, ove manifesta il primo, precoce, amore per l’arte, anche se scuola e lavoro lo portano lontano
Originale autodidatta non dimentica il contatto con artisti toscani, ha carriera ricca di mostre, soddisfazioni, riconoscimenti, successi.
Il ritorno a Tuscania, dove vive e lavora, è segno del suo amore per la terra natale, amore e terra importanti chiavi di lettura delle sue opere. Il titolo “Vibrazioni dell’anima”,esegesi autentica, indica impressioni, sensazioni, emozioni, quanto cioè è circoscritto alla sede delle facoltà e attività spirituali.
Vanno notati la tecnica, prevalentemente olio su tela, tecnica raffinata e ad alto grado di personalizzazione per l’impiego degli strumenti più eterogenei (spatola, forchette, canovacci e, talora, anche pennello), e il metodo scientifico, moderno, induttivo (osservazione, rilevazione, rielaborazione, sintesi, esposizione degli esiti ), in cui le qualità sostituiscono le quantità.
Il tratto rapido, sempre preciso, colpi e pressioni sicuri e forti o pennellate secche e decise, è segno graf(olog)ico, distintivo, che rende le opere di immediata riconoscibilità e, quindi, di ottimo livello artistico.
Prospettive fotografiche, composizioni attente, inquadrature circoscritte mostrano uso sapiente di spazio pittorico, luce, perfetta, nella rappresentazione di primi chiarori mattinali, nei bagliori vespertini, nelle purificate gibigianne e colore; questo, poi, ricco di sincronie timbriche, di accostamento, compatibilità, e saliscendi tonali.
Ambiti angusti, ignorati dai più, quali piccoli scorci di fiume, canneti, campi di papaveri, ma per lui posti di vita amati, parti di sistemi-mondi maggiori, sono oggetto di una trascelta che, anche quando pare casuale, riflette la gerarchia fisio tattica dell’ordine naturale delle cose.
Alla versatilità, di grande bravura, corrisponde alterità sematica (messe di significati che pur non immediatamente evidenti sono inferibili in via di ragionamento) di grande respiro, che riprende e svolge il titolo, sicchè l’anima:
1) Resta giovane e incantata davanti alla natura, vista quasi oniricamente, eppure così vera da sembrare addirittura tattile, palpabile, reale, ricca di mistero, natura che è il solo vero rimedio ai dolori fisici e spirituali;
2) Ama, con nostalgia, radici, vissuto, passato, come prova la predilezione della terra, che ne è matrice; di cui canta la fragile esistenza e la dolce bellezza;
3) Intimista liricizza intuizioni poetiche che si fanno, rielaborate dalla memoria, catalizzatori del momento artistico;
4) Ecologista invita a riappropriarsi della qualità della vita, liberarsi dal contingente, a fuggire da servitù di inquinamento, edilizia pirata, ville(tte) a schiera, eccetera;
5) Impressionista è depositaria di valori spirituali e nobiltà di tradizione.
Per concludere, esiti di così rara abilità (gibigianne, equilibrio luce-colore, prospettiva, eccetera) dagli echi impressionisti, fanno anche pensare a cosa potrebbe fare l’artista Gino Bernardini se solo volesse dedicarsi pure ad altri generi e la critica non può non suggerirglielo.